domenica 15 aprile 2012

DOPO AVER AMMINISTRATO ROMA COME L'HA AMMINISTRATA, CON GRANDE DELUSIONE DI CHI AVEVA SPERATO IN LUI PER UN CAMBIAMENTO, MENTRE CON LA CONFERENZA URBANISTICA DI QUALCHE GIORNO FA AVVIA IL DEMENZIALE TENTATIVO DI SCARICARE ANCORA UN'ALTRA ONDATA DI CEMENTO SULLE POVERE PERIFERIE DI ROMA GIA' TRAVOLTE DA VELTRONI, A TALENTI SAREBBERO 100 MILA MC DI RESIDENZIALE A PARCO CAPUANA, SERVIZI A PARCO SANNAZZARO, 250 MILA MC CON 4 GRATTACIELI A CASAL BOCCONE, OLTRE AI MILIONI DI MC DELLA METRO B1 JONIO-BUFALOTTA, ECCO CHE IL SINDACO ALEMANNO ANCORA UNA VOLTA PENSA AGLI AFFARI SUOI E NON A QUELLI DELLA SUA CITTA', E MEDITA DI DIMETTERSI A FINE 2012 -VISTI GLI ESITI DISASTROSI DI TUTTI I SONDAGGI- PER CONDIDARSI AL PARLAMENTO ! INCOMMENTABILE !!!

FONTE: http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/04/14/news/alemanno_campidoglio_addio_potrebbe_dimettersi_per_candidarsi_al_parlamento-33277241/

Alemanno, Campidoglio addio
Potrebbe dimettersi per il Parlamento
. A imporglielo sarebbero le forche caudine della ineleggibilità per i primi cittadini. Se invece cadesse il governo Monti gli basterebbe congedarsi poche settimane prima.

 di GIOVANNA VITALE 

Ormai non si parla d'altro. Nei corridoi della politica romana e nei salotti meglio frequentati della città. "Ma Alemanno che fa? È vero che si dimette per candidarsi in Parlamento?". E poco importa che lui abbia già smentito e ribadito, persino ironizzato sulle speranze vane dei suoi oppositori. E che i big del Pdl, da Alfano in giù, continuino a negare un cambio di cavallo in corsa. Non c'è niente da fare: la notizia è data per sicura. Corredata per di più da una scadenza precisa: ottobre 2012.

È allora che, secondo i bene informati, il primo cittadino potrebbe formalizzare l'addio al Campidoglio e il ritorno sulla ribalta nazionale. A imporglielo sarebbero le forche caudine della ineleggibilità: norme alla mano, i sindaci che intendano concorrere per un seggio da deputato o senatore devono dimettersi almeno 180 giorni prima della data di scadenza del quinquennio di durata della legislatura. Entro il prossimo ottobre, appunto. Dead line che Alemanno potrebbe oltrepassare indenne solo se il governo Monti dovesse incappare in una fine anticipata: in tal caso gli basterebbe congedarsi una manciata di settimane avanti le elezioni. Come fece Veltroni nel 2008. L'ipotesi preferita anche dal suo successore. Il quale teme così tanto la sconfitta, vaticinata da tutti i sondaggi, che ormai non nasconde più a nessuno la sua stanchezza e la voglia di voltar pagina. In privato, almeno, ché in pubblico è tutta un'altra musica.

Se dovesse perdere contro
Nicola Zingaretti, infatti, si ritroverebbe a fare il semplice consigliere comunale, per di più d'opposizione: a parte la figuraccia, significherebbe star fermo almeno un anno. Fino al 2014, quando con le Europee potrebbe rientrare in gioco. Tuttavia non proprio da una posizione di primo piano.
Un incubo, per Alemanno. Il quale, consapevole di essere ormai isolato, nel suo partito e fuori, sta cercando disperatamente una exit strategy, una soluzione che gli consenta di lasciare il Campidoglio con onore. 
Finora tre gli scenari ipotizzati nel segreto dello studio con vista sui Fori. Primo: la grosse koalition. Se nel 2013, a livello nazionale, si dovesse profilare la medesima situazione di oggi, con i tre maggiori partiti disposti a unirsi per la salvezza del Paese, lo stesso schema potrebbe essere proposto a Roma. Dove, ovviamente, bisognerà individuare un candidato non di parte, capace di fare sintesi, magari un tecnico, che certo non può essere Alemanno. Pronto perciò a sacrificarsi per il bene della città. Anche in questa chiave si spiegherebbe il pressing sul ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri.

Secondo scenario: moderati della capitale unitevi. L'altra esca per uscire dall'impasse sarebbe l'alleanza con il Terzo. Un beau geste al quale Alemanno lavora da mesi. In accordo con Luigi Abete, il presidente di Bnl che muore dalla voglia di fare il sindaco per conto dell'Udc. L'unico problema è che Casini non sarebbe convinto. Preferendogli di gran lunga Luca di Montezemolo: la carta da giocare per spiazzare tutti e provare a vincere. A rivelarlo sarebbe stato lo stesso Alemanno a una cena politica prima di Pasqua.

Terzo scenario: obbligato a ricandidarsi. È il meno gradito. Entro ottobre potrebbero non essere definite né la grosse koalition, né le alleanze del Terzo Polo. In un quadro tanto incerto il sindaco sarà costretto a far spirare il termine delle dimissioni, sperando sulla fine anticipata della legislatura. O in qualche altro miracolo. 
(14 aprile 2012)

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